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“E poi ancora pur di arrivare in qualche angiporto parlamentare… Capisci, è un discorso vecchio… Loro fanno i giochi e i giovanissimi che ancora vanno in piazza finiscono in galera. E t’incazzi perché ti accorgi che in loro, nei più giovani, ci sarebbero anche una purezza e una disponibilità ideali.”
Paolo Signorelli. Figura di spicco dell’antagonismo politico, docente di storia e filosofia presso un liceo romano fino a una certa alba d’agosto del 1980, quando un blitz delle forze dell’Ordine lo trasforma in imputato di tre omicidi e della strage di Bologna. È il cattivo maestro che serve a chiudere il cerchio dell’eversione nera. Il 22 marzo del 1985 è un ideologo con tre ergastoli sulle spalle ma già il 9 febbraio del 1987 non gli pesa nemmeno più una condanna, perché tutti i castelli d’accusa si sono sciolti come neve al sole. Poi, come un miracolo, si svegliano i garantisti e lui diviene il simbolo del più folle caso giudiziario della storia repubblicana. Viene definitivamente scarcerato nel luglio 1990, dieci anni di galera e non gli spettava neanche un giorno. Inizia la sua militanza politica da ragazzino, partecipando all’intifada contro l’occupazione americana di Roma, poi entra, giovanissimo, nel Movimento Sociale, di cui praticamente non sopporta nulla, tanto da uscirne per contribuire alla fondazione del Movimento Politico Ordine Nuovo. Rientra nel partito agli inizi degli anni Settanta e ne viene espulso per “deviazionismo di sinistra”, avendo teorizzato con Lotta di Popolo un patto di non belligeranza con gli elementi dell’autonomia italiana. Quando ON viene messo fuori legge, fonda prima Anno Zero, poi Costruiamo l’Azione. Radicalmente lontano dalle posizioni di “destra”, è attualmente collegato con le Comunità di Socialismo Nazionale e anima il laboratorio “Forza Uomo”. Redige il periodico garantista «Giustizia Giusta».
Giuliano Compagno. Romano, è al suo diciottesimo volume. Presso Coniglio Editore sono usciti i recenti Critica della ragion pubica e Siamo come negozi. Allievo di Mario Perniola, ha lavorato con il grande filosofo italiano per oltre quindici anni. È totalmente indifferente agli scontri di civiltà, all’istituto della famiglia e alle minacce leghiste. Il suo sito www.giulianocompagno.it è in allestimento, come del resto l’Italia tutta. È ragionevolmente convinto che vi sia morte dopo la vita ma non ancora del tutto persuaso che vi sia vita dopo la morte.
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