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"L'aforisma di Gómez Dāvila, approfondimento delle invettive e dei canti nietzscheani, prolungamento degli inni e delle laudi dei soli al cospetto del divino, ereditā di una inesausta, arcaica e tenace, arcana e trasfigurante, trasfigurata tradizione di cerca del valore, del suo significato e della sua realtā č un non plus ultra che tacita le altre voci. Oltre, puō andare solo il soldato con il suo bagaglio letale, il monaco che leva la fronte verso il cielo; o stare, forse, l'amplesso di due 'anime che si esprimono nella carne', un contadino serenamente curvo sul germoglio di patate. Un uomo, una cosa, un silenzio spasmodico, universale. Ma non la parola, che Gómez Dāvila ha giā costretto alla pių acuta e grave sobrietā e al tremito pių fino e al sacrificio nel comunicare, nel comunicarsi. Non l'intelligenza, che potrā solo canticchiare ancora tra sé la melodia del senso e del dissenso ascoltata in queste pagine. Non lo sguardo, che vedrā solo analogie con quanto giā qui appreso, e lancinanti conferme. Non lo sprezzo, che raramente fu cosė alto." Cosė la curatrice, Anna K. Valerio, traduce le proprie impressioni di lettura e sintetizza il significato dell'eresia daviliana nella storia del pensiero e della scrittura. Storia interrotta, incantata, dallo stile dell' hidalgo sapiente nato a Bogotā, come la crestomazia raccolta in questo volume saprā testimoniare.
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