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Presentazione di Sergio Noja Noseda
La sua vita incarnò l'essenza originaria del movimento nazionale palestinese e della sua lunga lotta per l'indipendenza.
Il 4 luglio 1974 con la morte a Beirut di Hâjj Amîn al-Husaynî, Gran Mufti di Gerusalemme, finiva un lungo capitolo nella recente storia della Palestina. Esponente di primo piano del mondo arabo e di quello islamico, fondatore del movimento nazionale palestinese, la sua storia s'identificò, in gran parte, con quella della sua patria e del suo popolo, di cui fu il leader incontrastato, seppur discusso, per più di trent'anni. Unità e indipendenza del mondo arabo, solidarietà islamica e lotta di liberazione palestinese furono gli obiettivi per cui lottò fino agli anni Cinquanta e anche dopo, schierandosi di volta in volta al fianco di chi - da Mussolini a Hitler, da 'Abd al-Nâser a re Husayn di Giordania - sembrò poter contribuire al suo progetto, secondo una concezione «machiavellica» della politica che lo indusse a stringere contemporaneamente la mano al leader dei Black Muslims, Malcom X, e al Primo ministro della Cina comunista Chou En-Lai. Non c'è quasi nulla nella dottrina dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e nella carta del Consiglio Nazionale Palestinese che non sia stato già concepito da lui o da lui, indirettamnete, ispirato.
L'autore
Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all'Itas «Giordano Bruno» di Perugia. Collabora con «Studi Piacentini», la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich (1988), Guerra Santa nel Golfo (1990), Guerra e proletariato (1996), Il Reich e l'Afghanistan (2002). Con Mursia è uscito Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002).
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