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In questo saggio non ci proponiamo di trattare delle radici culturali del nazionalsocialismo né di illustrare i provvedimenti adottati per dare pratica soluzione alla «questione ebraica» in Germania e allontanare dal suolo europeo milioni di individui considerati inassimilabili in quanto irriducibilmente nemici, ma di esporre le definizioni da esso date, attraverso gli studi di antropologia e le disposizioni legislative, circa i gruppi appartenenti all'ebraismo. Preliminare ad ogni discorso è la definizione del concetto di «razza». Mentre i concetti di «specie» e «sottospecie» vedono, soprattutto il primo, obiettivi criteri per la loro definizione, quello di razza è invece sempre rimasto privo di parametri inequivoci e scientificamente codificati (cosa che, per inciso, non comporta certo l'inesistenza delle razze, ma unicamente l'impotenza della scienza a stabilirne una precisa demarcazione). Una specie non è solo un raggruppamento di individui morfologicamente simili, ma una comunità riproduttiva i cui membri si riconoscono e ricercano come potenziali compagni sessuali, con nascita di prole fertile dalla loro unione. La specie risulta perciò essere un'unità ecologica che interferisce come tale con le altre unità insieme alle quali vive, e un'unità genetica consistente in un patrimonio genico intercomunicante, del quale l'individuo è un temporaneo e limitato recipiente.
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