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Embrioni congelati, virus dell'aids, buco dell'ozono... questi «oggetti» rientrano nel campo della natura o della cultura? Una volta le cose sembravano molto più semplici: alle scienze naturali spettava occuparsi della natura e alle discipline sociali della società. Ma questa tradizionale divisione non riesce più rendere conto dell'attuale proliferazione di «ibridi». Ne deriva un senso di angoscia che i filosofi contemporanei, post-moderni, moderni o anti-moderni che siano, non riescono a placare. E se avessimo sbagliato strada? In effetti, la società «moderna» non ha mai funzionato in modo coerente con la grande scissura su cui si fonda il suo sistema di presentazione del mondo: quella che oppone radicalmente natura e cultura. Tanto che i cosiddetti «moderni» non hanno mai smesso di creare oggetti ibridi che attingono all'uno e all'altro ambito contemporaneamente. E tuttavia si rifiutano di prenderli in considerazione in quanto tali. Non siamo mai stati davvero moderni, dunque, ed è proprio quel paradigma fondatore che bisogna rimettere in discussione per riuscire a capire il nostro mondo.
Bruno Latour (Beaune, 1947), epistemologo e antropologo, insegna nella École nationale supérieure des mines di Parigi e nell'Università di California a San Diego.
I edizione 1993. Prefazione di Giulio Giorello e una nuova postfazione dell'autore.
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