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[“Gabazkuak gabazkuentzat”: “Quelli della notte per quelli della notte”. Formula della stregoneria basca.]
Questa è un’avventura di principi, anzi di briganti, anzi di filosofi. Ovvero è la storia e la descrizione vivida di ciascuna di tali figure, l’una separata dall’altra, ma l’una coincidente nel rango con l’altra. Se Adrasto, il principe protagonista del secondo racconto, si fosse trovato nelle condizioni di Umberto, il sanguinario e generoso bandito del primo, scommetteremmo che si sarebbe comportato nello stesso identico modo, desiderando fare il mondo a brani come lui. O se, al posto di entrambe le figure vagheggiate, ci fosse stato Giordano Bruno, il mago sacrificato ai suoi demoni.
Per superiori meriti di stile (una scrittura di una bellezza violenta, che sommuove, atterrisce, incanta, istiga, rapisce), l’autrice ha avuto modo di penetrare la cortina delle fiamme in cui il nolano arse e di fare così la conoscenza di quei demoni, che sono i demoni del coraggio, della lucidità, della lealtà, della libertà. Dai loro abbracci e duelli nascono i grandi romanzi. Nascono anche i demonii – voi dite? Ebbene, dopo aver letto fino in fondo l’epilogo del meraviglioso Gabazkuak il rischio non ci metterà troppa paura...
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