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Finalmente un libro che fa luce su quel pasticcio del Graal. Così mi ha detto un vecchio amico che è anche un collega (...) al quale avevo rifilato le bozze di Pierluigi Vinai perché ci desse un'occhiata.
È quanto scrive Franco Cardini all'inizio della sua Presentazione del volume, anche se non esita a sottolineare subito dopo la complessità del "mito" e a concludere che, se "il libro di Vinai non risolve l'enigma", di certo costituisce "una buona, attendibile guida", per giungere alle pendici della montagna, "là dove comincia il sentiero che sale", e dove ad ognuno non rimane che misurarsi con le proprie energie e capacità.
Espressioni che meglio non potrebbero cogliere lo spirito e le caratteristiche di rigorosa e affascinante divulgazione proprie del volume. Nel rispondere ai quesiti di fondo e ricorrenti sul Graal, Vinai conduce, infatti, il lettore direttamente nel bel mezzo della scena medievale, vale a dire alla scoperta delle radici del mito, per poi accompagnarlo in un lungo e appassionante viaggio attraverso i romanzi e le figure che ne hanno caratterizzato la ricerca: un viaggio in cui mito e storia appaiono come legati da un misterioso incantesimo. Si sprigiona in tal modo tutta la forza di questo simbolo, ritenuto ora il Calice dell'Ultima Cena, ora una Coppa dell'Abbondanza, ora un potentissimo talismano capace di rivitalizzare un regno in rovina.
Dall'Inghilterra del XII secolo alla Germania nazista e oltre, fino alla modernissima New Age, il Santo Graal s'impone come oggetto concreto per sfumare via via nel sogno, nell'ideale di una suprema esperienza spirituale, per poi ritornare come oggetto, nelle inquietanti e sorprendenti ricerche del nazista Otto Rahn.
Un archetipo, dunque, che accompagna il cammino storico dell'umanità occidentale; eterno come eterne sono le motivazioni che inducono ancora molti di noi a cercare le risposte ai quesiti e misteri che lo avvolgono".
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