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Gli Ordini cavallereschi sono stati e sono l'espressione visibile e tangibile dei più alti fra i sentimenti che possono albergare nell’animo umano: fortezza, spirito di sacrificio, valentìa, fedeltà all'Idea e alla parola data sino a Morte, ed oltre. Così scriveva, nel 1909, Gabriele D'Annunzio.
Una volta perduta l'iniziale vocazione militare, gli Ordini hanno saputo conservare le proprie alte idealità, votandosi a nuove forme di servizio; ben lungi dall’essere anacronistiche o solo celebrative, esse affondano le proprie radici in una Weltanschauung resa se mai più attuale dalle necessità a carattere umanitario che la globalizzazione sta facendo emergere.
Sugli Ordini dell'Aquila Romana (quello soppresso del Regno e quello tuttora in vigore istituito nella R.S.I. e al centro di sviluppi fra i quali è significativo un probabile riconoscimento da parte di stati sovrani stranieri) è stato scritto poco, mentre sull'altro, quello dei Santi Patroni d'Italia, non è mai stata compiuta organica attività di indagine. Una ricerca minuziosa e capillare, compiuta attraverso l'esame di documenti inediti, appartenenti anche agli Archivi del Ministero degli Esteri, ha portato per la prima volta ad un'esposizione sistematica della materia.
Caratteristica comune ad ambedue gli Ordini è (quantunque generati in un contesto storico di forte contenuto ideologico) l'assoluta e dichiarata indipendenza politica e partitica come ben evidenziato dall’autore nel paragrafo dedicato all'inquadramento giuspub-blicistico. L'Ordine dell'Aquila Romana si richiama infatti solo alle tradizioni e al milieu culturale imperiale romano e italico, mentre quello dei Santi Patroni d'Italia affonda le proprie radici nella tradizione cristiana e romana in chiave fortemente ecumenica.
Il capitolo introduttivo sintetizza attualità, classificazione e uso degli Ordini cavallere-schi in generale.
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