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Nuova edizione riveduta e ampliata con un saggio introduttivo di Luisa Bonesio e 30 fotografie.
La predilezione di Julius Evola per le altezze spirituali e per le vertigini metafisiche del pensiero ebbe una controparte concreta e pratica: il filosofo tradizionalista pratico negli anni Venti e Trenta l'alpinismo piu audace con scalate di sesto grado superiore e arrampicate sui ghiacci, cosa che nel mondo della cultura lo accomuna a personaggi come Aleister Crowley e Dino Buzzati. Di queste sue esperienze scrisse su pubblicazioni specialistiche (La rivista mensile del Club Alpino Italiano) e sulla stampa diretta a lettori generici (i quotidiani Il lavoro d'Italia, Corriere Padano, Il Regime fascista, Roma), non solo trasfigurandole magistralmente alla luce del mito, del simbolo e di una spiritualita superiore, ma anche collegandole alla vita quotidiana, alle trasformazioni della societa e ad un nuovo modo di intendere la politica.
Nella quinta edizione riveduta, corretta e ampliata di questa antologia, apparsa per la prima volta nel 1974 con l'approvazione dell'Autore, si troveranno 20 testi apparsi fra il 1927 e il 1942, piu due del dopoguerra, quando il filosofo era ormai immobilizzato, che permettono di annoverare Meditazioni delle vette (che ha avuto traduzioni in spagnolo, francese e inglese) fra i "classici" della letteratura di montagna, anche se sui generis.
Questo tipo di esperienza, afferma piu volte Julius Evola, e insieme azione e contemplazione, una efficace reazione - sempre che "l'alpinismo non equivalga a professione della montagna" (1933) - per fronteggiare positivamente gli aspetti negativi del mondo attuale.
"Nella civilta moderna, tutto tende a soffocare il senso eroico della vita. Tutto tende alla meccanizzazione, all'imborghesimento, all'accomunamento regolato e prudente di esseri fatti di bisogni e ognuno insufficiente a se medesimo: il demone della metropoli pietrifica ogni vita, sincopa ogni respiro, contamina ogni fonte" (1927). Ma andare in montagna non vuol dire affatto "caccia all'emozione per l'emozione stessa, che provoca, specie in America, ogni sorta di stravaganze e frenesie" (1936). Viceversa, contro ogni deleterio turismo di massa, contro ogni banale "amore della natura" e contro ogni frivolezza snobistica, "la montagna insegna il silenzio, disabitua dalla chiacchera, dalla parola inutile, dalle inutili, esuberanti effusioni" (1942).
Un libro sorprendente per chi non conosce questo aspetto di un pensatore che si riteneva confinato fra esoterismo e tradizionalismo: Meditazioni delle vette gli aprira nuovi orizzonti speculativi e gli fara apprezzare una prosa educativa e profonda degna del miglior "giornalismo culturale".
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