|
Per quale ragione dare un titolo céliniano a un libro su Del Noce? Perché, se ci si passa la caduta di tono, mettere insieme, anche se soltanto nel titolo, il Diavolo e l’Acquasanta?
Perché, quel che ci ha colpito del Voyage au bout de la nuit, non sono tanto lo stile e le dionisiache idee di Céline, così distanti da quelle apollinee di Del Noce, quanto la logica del “viaggio” di Bardamu. Che si svolge metaforicamente all’interno di una modernità crepuscolare: dal buco nero della “grande guerra” a quello ancora più oscuro della morte. Anche il viaggio di Del Noce si svolge nel Novecento, al termine di una modernità occidentale, fattasi negli anni successivi alla sua morte, avvenuta nel 1989, ancora più buia e inquietante. Una modernità che il filosofo, non rifiuta en bloc , ma cerca di capire. E a differenza di Bardamu, che subisce e maledice, Del Noce tesse, con pazienza le trame di un’interpretazione, anche sociologica, come scopriranno i lettori, del moderno, nelle sue varie età. Di qui, il desiderio di chi scrive di accompagnare Del Noce in questo “lungo” viaggio, per capire cosa si nasconda tra le pieghe della tarda modernità. Alla fine del quale, incontreremo però, anche Carl Schimtt. E con lui, anche la necessità di affrontare, in relazione al pensiero di Del Noce, il nodo del complesso rapporto tra Verità e Politica.
(Dalla premessa dell’autore).
|