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Traduzione a cura di Vittorio Penzo. Note preliminari di Giuseppe FIni; postfazione di Anna K. Valerio
Severa e sublime come quell'incrocio di destini che porto, con Junyu Kitayama, il Giappone in Prussia, quest'opera sfida i limiti delle rappresentazioni occidentali dell'eroicita. E un poema che sgorga da una struttura saggistica: racconto di 'portamenti' grandiosi, florilegio di gesta e di gesti magnanimi della personalita. Disegnando una sorta di 'metafisica dello stile', l'Autore delinea i profili della condizione eroica.
Junyu Kitayama nasce nel 1902. Dal 1930 al 1936 e 'lettore' di cultura e lingua giapponese all'universita di Francoforte nonche assistente all'universita di Marburgo, in cui, a partire dal 1940, insegna come 'professore onorario' religioni e cultura dell'Asia orientale. Nel maggio 1945, arrestato per collaborazionismo a Praga, sconta in diversi campi di concentramento cecoslovacchi la pena di un anno ai lavori forzati. In seguito, dal governo cecoslovacco non gli viene mai consentito di lasciare quel Paese. Muore a Praga nel 1962 (dal risvolto di copertina).
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